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Frase choc sui gay: De Paoli si difende, ma non si scusa

Di Michela Serra — Se il consigliere regionale ligure Giovanni De Paoli abbia usato la negazione tra le parole “gay” e “forni” probabilmente non lo sapremo mai, ma quello di cui siamo certi è che oggi in Consiglio i venti della bufera hanno soffiato imponenti. Ne è nata una discussione senza fine che ha lasciato l’amaro in bocca a più d’un consigliere, stupite le associazioni di omosessuali e imbarazzato l’intero pubblico dell’Assemblea ligure. Attacchi trasversali a destra e a manca, botte di “buffone” e il “non” della discordia sono stati i veri protagonisti di una tragicommedia in più atti. Dopo la sferzata del consigliere grillino Melis il presidente della Regione Giovanni Toti ha preso la parola difendendo De Paoli: <Mi auguro che in linea con la funzione di questo palazzo, il consigliere goda del diritto di uguaglianza come tutti a prescindere dall’orientamento politico> ha detto. Insomma, non si fa un processo per omicidio senza cadavere, per dirla con le parole di Toti. Poi l’attore principale della scena, quel De Paoli che mai si sarebbe immaginato di finire nell’occhio del ciclone per una vicenda del genere, si è alzato dai banchi della Lega Nord di cui fa parte: <Non mi scuso, l’ho già fatto in un comunicato in cui mi dispiacevo se ero stato frainteso. Ho chiesto scusa se qualcuno si è offeso, casomai chiedo venia per non essere malizioso come altri> ha detto, ribadendo la propria buona fede. Ma i rappresentanti di diverse associazioni che riuniscono e rappresentano il mondo Lgbt non sono della stessa idea, tant’è vero che Federico Caprini Acquarone del Coordinamento Liguria Rainbow ha sostenuto di averla sentita pronunciare. Dopo le parole di De Paoli gli animi si sono infiammati, la maggioranza ha serrato le fila intorno al consigliere e la linea di difesa si è orientata tutta sugli aspetti lessicali della frase pronunciata: <Sarebbe stata molto grave, inaccettabile, la frase “se avessi un figlio gay lo getterei in una caldaia” – ha spiegato Toti -. Infelice, ma meno grave aver detto “non lo brucerei”>. Duri gli attacchi della minoranza a partire da Alice Salvatore, capogruppo del Movimento 5 Stelle che ha puntato il dito: <Ha peggiorato la sua posizione dicendo che ci si deve occupare dei veri problemi e ha insultato nuovamente queste persone>. Il vicepresidente del Consiglio Pippo Rossetti ha chiesto scusa a nome dell’istituzione, poi è stato il turno di Angelo Vaccarezza, capogruppo di Forza Italia e di Matteo Rosso che alla commissione era presente in qualità di presidente. Difesa a spada tratta o quasi: <Certo la frase anche in negativo è comunque sbagliata> ha ammesso. La discussione però sembra non essere finita: Aleksandra Matikj, presidente del “Comitato per gli immigrati e contro ogni forma di discriminazione” chiede che si vada <a fondo a questa storia>.
<Ci auguriamo che la Procura senta i testimoni e avvii al più presto una indagine> ha concluso. Nei giorni scorsi è stato presentato in un esposto in collaborazione con Gay Lex, studio legale di Bologna per i diritti delle persone lesbiche, gay, transessuali, intersessuali e bisessuali. L’esposto non è ancora stato iscritto in un fascicolo. Il terzo atto andrà in scena quando il caso sarà studiato per valutare eventuali ipotesi di reato. E la scenografia a quel punto potrebbe essere un’aula di Tribunale. de paoli

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